Accadono cose nella vita che sono come domande. Passano minuti o anni e poi la vita risponde.Alessandro Baricco
Recentemente ho fatto i test per le intolleranze e tra le cose da evitare ci sono le uova, che fortunatamente non stanno in cima alla mia lista dei cibi preferiti. Però come tutto, quando sai di non poterlo mangiare, cominci ad averne voglia.
Stasera però un’amica, una di quelle vere, che ha patito, sofferto, si è rinchiusa e protetta, ha pubblicato un link con il finale di Io e Annie.
E soprattutto l’ho chiamata e per la prima volta dopo mesi l’ho sentita raggiante.
Di quell’euforia inspiegabile, folle e magnifica che solo gli inizi di una storia d’amore sanno dare.
Dove tutto sembra possibile e smetti di farti domande, ti scontri con l’impossibile e ti senti vincente.
Così mi sono tornate in mente le uova.
Perché– come spiega Woody Allen- i rapporti uomo donna sono come le uova e non possiamo farne a meno.
Ed ho cominciato a rigirare i pensieri, trovando l’ironia della mia intolleranza alle uova.
Però poi ho sorriso ed ho riflettuto sul fatto che anche le intolleranze sono momentanee, anzi precarie.
Come cita Bauman Zygmunt, sociologo e filosofo polacco, che nel suo "Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi" sintetizzò l'universo delle problematiche amorose spiegando che non c'è nulla di programmabile in esse, se non la loro precarietà. Già nel 2003 aveva definito l'amore "un prestito ipotecario fatto su un futuro incerto e imperscrutabile", arrivando con anni di anticipo alla “saggezza” che mi pare d’aver acquisito dopo lunghi periodi di tempeste, burrasche e maremoti, ovvero che c’è un unico modo per prevedere il futuro di una relazione: viverla.
Così stasera mi sono commossa per la mia amica e tengo le dita incrociate per lei, perché duri il più possibile e perché le regali sensazioni uniche.
Esattamente come oggi mi ha commosso una canzone che mi è stata inviata per mail.
Fix you dei Coldplay.
"Le parole, devi stare attenta alle parole" così c'era scritto.
“When you try your best, but you don't succeed
When you get what you want, but not what you need
When you feel so tired, but you can't sleep
Stuck in reverse
And the tears come streaming down your face
When you lose something you can't replace
When you love someone, but it goes to waste
Could it be worse?
Lights will guide you home
And ignite your bones
And I will try to fix you”
Così tra meccanici, tagliandi e uova stasera mi ripeto qualunque cosa succeda, non ne possiamo fare a meno. Delle intolleranze, delle uova e della precarietà. In una semplice parola: vita.
"Non desideriamo cose facili, desideriamo cose grandi, cose ambiziose, fuori portata.
Tutto è consentito, tutto è possibile.
Siamo nel regno dell’illimitatamente probabile, dell’illimitatamente possibile. E’ come dire: voglio giocare a Risiko usando i tarocchi invece dei dadi, e arrivare con le truppe armate al Parco della Vittoria (e magari senza passare dal Via!).
Certo il Monopoli ora ha le carte di credito e il posse, rispetto ai miei tempi…
Ma vale per tutto. Il dramma è che si va verso la sconfitta rovinosa, senza che si sia nemmeno capito che diavolo è successo nel frattempo.
Il fine ultimo di questo nuovo gioco non dovrebbe essere quello di portarsi a letto qualcuno, ma quello di rendere indimenticabile un momento – anche se è destinato a restare solo un momento. Il fine ultimo di questo nuovo gioco dovrebbe essere quello di capire che l’obiettivo finale è mobile, sfuggente, misterioso, e che proprio nella scoperta di questo mistero c’è la bellezza del gioco stesso.
Le parole tra noi leggere. Quelle che ci conducono ogni volta verso un nuovo piccolo o grande traguardo. Piccole orme come ti scrissi. Ancora anniversari, giorni e mesi passati a confrontarci. A ripeterci a vicenda le cose che dobbiamo imparare, a sfidarci, a ridere, ad ascoltare musica, guardare film, a sostenerci. Semplicemente ad esserci. Senza ma, senza perché. Senza inutili spiegazioni. Solo noi. Abbiamo sommato passi su passi da quella prima conversazione, altri ne faremo. Incontreremo altre facce, ci scontreremo, mi sottoporrai a mille dei tuoi “tagliandi” e ti spingerò a riflessioni improvvise. Sarai ancora qui ad offrirmi il tuo abbraccio.
Magari ci perderemo, accadrà domani, forse no. Di certo non dimenticheremo, non io. E non è per la mia memoria, non è perché sono maledettamente attaccata al passato, ma perché tu mi completi.
Perché come diceva Carrie Bradshaw: “Del resto le stagioni cambiano, e così pure le città. La gente entra nella tua vita e poi ne esce, ma è confortante sapere che coloro che ami rimangono per sempre impressi nel tuo cuore.”