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sabato 26 giugno 2010

Ormoni e neuroni

Estate, stagione di leggerezza, di nuovi fermenti, di voglie e desideri.

Di pelle ambrate, seduzioni olfattive, di trasparenze, sensualità e gambe libere, di corpi scoperti e calore. Il sole e la luna comandano, a volte il vento caldo può farci perdere la ragione, come in quei paesi arabi dove quando soffia forte lo scirocco, puoi trovare giustificazioni meteorologiche alla follia degli uomini. Perché è pazzia indotta, dal caldo afoso che impedisce alla mente d’essere lucida.

E gli ormoni vanno a spasso liberi. Girano tra gli ombrelloni, tra gli uffici dove l’aria condizionata non spegne l’ardore, tra aperitivi in riva al mare o su terrazze con vista, tra bagni di folla in cerca di contatti.

Sono le condizioni di sempre, le solite già citate macellerie del sesso pret a porter, dove tutto è facile, veloce, consumato e digerito.

Dove stereotipi della società si ripropongono, escono dallo schermo televisivo, dalle cene politiche, dai convegni professionali, dalle copertine dei rotocalchi rosa e si materializzano in microcosmi sociali che durano due o quattro ore.

Gli ormoni sono assoluti protagonisti, invece i neuroni sono i perdenti. Sono particelle di sodio solitarie in spazi troppo grandi. Solo che questi non urlano: C’è nessuno? Perché stanno egregiamente da soli.

Perché spesso non si può avere il tempo di pensare a cosa mettersi, al colore dello smalto, alla camicia giusta, ai capelli in stile Fabrizio Corona, al trucco da Lolita o alla mise genere Gregoraci prima di diventare madre.

Non si può pure chiedere a chi fa una vita complicata, fatta di lavoro interinale, di precariati e call center, di provini per il Grande fratello edizione 25, di pensare pure a trovare gli argomenti. E’ già un’impresa trovare il colore giusto per i colpi di sole o avere il tempo per la depilazione, siamo uomini e donne sopraffatti dalla velocità. Abbiate pietà!

E poi di cosa si dovrebbe parlare? Di politica? Meglio evitare, argomento spinoso, con un alto tasso di litigiosità e con un unico vero modello irraggiungibile che farebbe venire la depressione a chiunque. Ovvero lui, nostro signore Silvio da Arcore, l’uomo dei sogni, Quelli degli altri e i suoi (oserei dire più dei suoi bisogni – processuali soprattutto-). Allora tentare con l’attualità…ci sono i mondiali, però le donne non sempre apprezzano e poi vista la figuraccia dei campioni del mondo 2006, voltiamo pagina. Rimane la moda, il gossip, i luoghi comuni e il personale.

In ordine: la moda per un uomo fa subito gay e per una donna è indice di frivolezza; il gossip funziona sempre ma il dilemma è “ Locale o nazionale – internazionale?”.

Angelina e Brad si sposeranno in Italia? George Clooney è etero o gay? Falco, il povero bambino di Briatore, supererà lo shock da sequestro di mega yacht? Oppure buttarsi sul sano pettegolezzo della porta accanto? Sul genere: ma tu lo sapevi che Maria sta con Riccardo e Marco contemporaneamente? E tutti sono più o meno consenzienti?

Anche lì è rischioso, perché potrebbero trovarsi davanti a due tipi di risposte. La prima: Beati loro almeno hanno il meglio e da lì essere tacciati di assoluti libertini e gente di pochi valori. Oppure la seconda: partire con una crociata da neo conservatori o da ciellini in vena di predica e si è rovinati per almeno venticinque minuti. A quel punto in entrambi in casi non si è arrivati all’obiettivo finale. Anzi ci si è drammaticamente allontanati dal possibile “contatto”.

Rimangono i luoghi comuni, tipo non esiste più la mezza stagione, che invece quest’anno, a giudicare dal clima sta pensando di ritornare, in barba a noi e al nostro vano tentativo di comunicare. Allora rimane il personale.

E che ci si dice?

Chi è più abituato a mettersi in gioco a raccontare ferite, fallimenti e dolori, chi ha voglia di scoprire un solo singolo frammento dell’anima? No questo decisamente è da escludere, sarebbe come presentarsi quasi come i disperati del mare. Come immigrati in cerca di un mondo migliore. Pronti a sconfiggere il mare, le fatiche pur di approdare ad un porto. E l’altro avrebbe già davanti il gommone che affonda, la fame e la sete. Immagini apocalittiche che lo indurrebbero a scappare alla seconda parola.

E allora ci si butta, sul : Come stai? Che tanto non vuole dire nulla, non vuole sapere nulla e poi può essere richiesto pure al secondo giro d’incontro nella stessa serata.
Al limite se qualcuno/a si dovesse ricordare che l’avete già chiesto, si può provare ad essere brillanti e dire: Beh ma era un’ora fa, tutto può cambiare.

Attribuendo al destino poteri meravigliosi e a voi entusiasmo e voglia di sogni.

Così i neuroni sono diventati anch’essi specie protetta.

Vorrebbero un sindacato, qualcuno che li difenda. Perché magari qualcuno arriva anche a possederne quattro o cinque e sta già sviluppando il concetto di cooperativa, pensa che unendosi il mondo sarà migliore.

Ma la domanda che spesso mi pongo, osservando questo meraviglioso circo, con scopi puramente antropologici è : Chi lo vuole realmente migliore?

In fondo con un solo neurone si potrebbe vivere egregiamente, mentre mi aggiro con il mio cocktail in mano, curiosa di carpire frammenti di conversazioni, mi sembra che i protagonisti della serata sono felici, raggianti.

Donne che non ricordano che Pasqua cade sempre di domenica e uomini per cui il condizionale potrebbe essere una variazione allo schema di gioco della nazionale.

Loro sono anime felici. Semplici e diretti.

Dovrei fare dei corsi intensivi, con sessioni speciali.

Tutto sarebbe più semplice. Incarnerei l’ideale di molti maschi italici, compreso qualcuno a cui sono molto legata. Ma ho il vago sospetto che in molti stiano mentendo.

Perché in fondo i neuroni hanno una funzione interessante, quando girano e creano sinapsi nel cervello stimolano pure l’endorfina, che poi è l’ormone della felicità.

In fondo non sono una dicotomia, sono come specchi riflessi.

E trovare neuroni e ormoni in una sola persona, non sarebbe poi male.

Perché per qualche cervello bacato e complicato – come il mio, per esempio- esiste ancora un universo parallelo dove gli aggettivi seducono,i sostantivi annoiano, e gli uomini che sanno usare il congiuntivo possono, con la sola parola, essere fonte d’orgasmo.

E i verbi al condizionale? E gli avverbi?



martedì 15 giugno 2010

Someone, somewhere

Sento nell'aria molta incertezza. Le mie amiche stanno esaurendo le ultime dosi di pazienza e si dice che Giobbe al loro posto l'avesse esaurita da tempo. Mi associo anch'io.
Eppure oggi non riesco ad essere d'accordo con chi mi ha scritto: "Gli uomini hanno una paura fottuta di rimanere soli e per mascherarla farebbero qualunque cosa. Anche fingere la voglia di libertà. Loro assumono puntualmente questo ruolo del "non mi voglio legare-non voglio una relazione stabile-non stiamo insieme, ci stiamo solo vedendo" secondo me solo perché hanno una paura folle di essere traditi e lasciati. Anche i più fardalloni, anche i più spacconi, i più duri...
E che palle!! Che palle davvero. L'unica cosa sensata che mi viene da dire è di non investire nei sentimenti! Non ne vale la pena. Le relazioni dovrebbero solo essere una piccola parte in un progetto molto più grande, il progetto della vita, della nostra vita. Il centro di tutto siamo noi e loro solo un dettaglio nel piano generale.
Lo so, sembra atroce. Ma ci fai caso che non ce n'è uno buono manco a pagarlo??"

Dissento, dissento. Leggo e ascolto spesso risentimento e rancore nelle parole delle donne, accalorate dagli eventi, dalle emozioni e da una "museruola" che non ci appartiene ma che c'imponiamo.
E' vero quello che scrive la mia amica sull'incomunicabilità, ma perché accade?
Perché siamo tutti terrorizzati, tutti in preda alla paura.
Quello che la società richiede è di essere belli e felici, se non sei così sei out. E tutti vivono male.
O meglio vive male chi cerca la verità, chi non guarda alle convenzioni, agli stereotipi, chi vuole l'essenza. Ovvero donne come noi, come Carrie e le sue amiche.
Gli uomini e le donne (sì lo facciamo pure noi) fingono di amare la libertà, vivono in equilibrio, forse lo trovano pure un equilibrio precario, ma in pochi sono disposti a rischiare.
Personalmente ho rischiato, più di una volta. Con un lungo e tortuoso percorso di parole, ma anche di domande che inchiodavano ogni volta. Inchiodavano un uomo a se stesso, alla verità, a prendere atto della realtà che vivevamo. Con la maggioranza ne sono uscita delusa, ma esistono le eccezioni. Ed in quel lui che potrà essere un'eccezione, che bisogna credere. Forse perchè magari si riesce ad esserlo entrambi, perché dall'incrocio se ne esce più forti. Eppure è una rarità.

Per una volta non riesco ad essere d'accordo con la mia amica su un punto.
Ed è quel punto che oggi è mosso dalla rabbia.
Non so quale saggio indiano, ma avrebbe potuto dirlo una nonna d'altri tempi, diceva: "Né più né meno di te." Decisamente non ho mai seguito questo consiglio, almeno nel passato, sbagliando clamorosamente.
Adesso è nell'equilibrio che credo stia la ricerca.
Cosa importa chi sia il migliore? Tu, lui...secondo me è esserlo insieme che
conta. Condividere un sogno, magari semplice e banale, e saperlo fare insieme. Sembra una cosa semplicissima, dovrebbe esserlo, invece è complicato. Essere migliori insieme, sapersi stimolare, apprezzare, ironizzare, spingere o invitare a mollare. Questo fa di un'unione un successo, quando insieme si affronta il mondo e se ne esce vincenti. Qui di dettagli, esseri centrati su stessi e psicanalisi ne vedo tanta, costantemente. Quello che manca è quello slancio verso un provarci a fare le cose insieme. Il problema oggi tra uomini e donne sta in questo.
Non so se non ce ne sia uno buono in giro, forse sarà anche così ma non voglio credere che il genere umano si sia estinto.
Penso che di cuore e cervello ce ne sia ancora, basta solo superare l'amaro che si ha in bocca.
Il cammino è lungo, sentieri impervi, strade di mare e sterrate da percorrere con i nostri tacchi, con andatura sexy e traballante, perché siamo centrate su di noi, ma abbiamo ancora la voglia di avventurarci nel mondo. Nella selva di emozioni da trasformare in sentimenti. Noi non molliamo, mai. Alla mia amica ho scritto: "Digeriscilo questo rancore, abbandonalo. Apri il cuore e osserva, il meglio di noi, di chi ci sarà o di chi incontreremo deve ancora arrivare. Ma non cercare qualcuno migliore, cerca solo qualcuno che sia giusto per te, che sia l'incastro perfetto di cui
scrissi una volta - che poi era tutto fuorché che perfetto- . O meglio ancora cerchiamo qualcuno che ci ami per le nostre imperfezioni e da amare per le sue e insieme diventeremo migliori.
Di quest'essenza dovrebbe essere fatte le coppie. Oggi noi siamo singoli elementi, quella fusione non l'abbiamo provata. Forse non ci sarà data, ma non inganniamoci con luoghi comuni, siamo troppo brillanti, intelligenti e anticonvenzionali per farlo. Soprattutto siamo troppo lontane dal farci distruggere da rancori e rabbia."

domenica 25 gennaio 2009

Non è romantico?


Alle volte i concetti cambiano, come le persone.
Si parla tanto di passione, di desiderio, di amore, eppure sembra che nessuno sappia più maneggiare le cose dell’amore.
Uomini e donne.
Per prima cosa manca l’abbandono. Ne leggevo proprio recentemente. Due articoli mi hanno colpito e due racconti di vita reale hanno rafforzato le tesi.
In un mondo dove tutto è precario, dove la crisi la respiri insieme allo smog o all’aria del mare, dove le preoccupazioni paralizzano i pensieri, è il terreno dei rapporti umani che dovrebbe giocare la partita definitiva.
Uno degli articoli diceva: “ Perderemo tutti, se non sapremo recuperare l’alfabeto del cuore.
Anoressia relazionale, analfabetismo sentimentale, consumismo sessuale, tante definizioni per descrivere semplicemente la scomparsa della passione, dell’amore.
Perduto ma rimpianto con infinita nostalgia.
Oggi si paragona la passione al sesso, invece non c’entra. E’ la capacità e la sfrontatezza di aderire completamente a qualcosa e a qualcuno, il coraggio di attecchire radici profonde. Il cuore di crederci, di coltivare i sogni.”

Ma come fai a credere quando anche il concetto stesso di romantico è in profonda crisi.
Le donne che non sono più capaci di cogliere i gesti, gli uomini che si sono dimenticati come usare il romanticismo, trasformandosi in maldestri nerds.
Esempi di vita reale, validi ad ogni latitudine, tanto cambia poco vivere a New York, Mumbai, Berlino o Catania.
I singles sono uguali, passano una giornata lavorando, poi si precipitano in palestra e poi raggiungono faticosamente casa dove si collegano al computer pensando di creare una coppia perfetta nel buio di dei loro appartamenti.
E non stiamo parlando di innamoramenti, qui si affronta solo il tema degli appuntamenti. Siamo allo stato embrionale o a volte allo stato di fase di transizione o limbo. Così quando si passa all’azione non virtuale, il dating ( appuntamenti e frequentazioni) è ormai un divertente gioco di nomignoli, crudi o metaforici.
La gamma femminile registra dal trombamico, alla maschera di bellezza al più duro e americano fuckbuddies, ovvero compagno di scopata.

Caso umano 1:
Due si conoscono in chat, dopo varie battute sulla tastiera, lei va da lui un pomeriggio.
Lo scopo dell’incontro era chiaro, pochi giri di parole, ci sono cose dove il romanticismo non c’entra.
E invece lui cosa fa? Nel mezzo dell’amplesso le dice: “Sì, amore”. Lei gli ha dovuto piazzare la testa tra le tette per impedirgli di vedere la sua risata.
Fuori luogo, fuori tempo, fuori tutto.
Caso umano 2:
Due si conoscono, lui ogni tanto la invita a bere qualcosa, finalmente una sera le strappa una cena. Lei si presenta al ristorante e lui si fa trovare lì con i fiori.
Se per caso avesse avuto una qualsiasi intenzione, la mossa errata le ha fatto cambiare idea.
Entrambi i casi sono pezzi di vita reale di due amiche. Due donne intelligenti, brillanti, non sdolcinate, ma dotate di romanticismo, capaci di capitolare davanti ad un giusta parola e un giusto gesto.
Comunque qui bisognerebbe fare un manuale. Semplicemente un libretto d’istruzioni per l’uso. Sarebbe comodo, forse sarebbe il primo che realmente studierei.
Dalla A alla Z, l’alfabeto del cuore.

lunedì 13 ottobre 2008

Chi è più bravo a fingere?

Mi sembra che intorno ci siano solo delusioni, disastri e rotture.
Mi sembra che donne intelligenti misurino la propria autostima sulle cose che non hanno, invece di guardare l’innegabile realtà di successi e ottimi risultati raggiunti.
Sono circondata da donne brillanti, spiritose, colte, coraggiose e sole.
E l’unica cosa che pensano tutte è: dove sbagliamo?
Immerse in uomini e storie d’amore che si potrebbero definire solo: da non rianimare.
E invece testarde e crocerossine.
Forse sono diventata troppo cinica, a volte mi diverte, comincio ad avere bizzarre immagini mentali, in cui il mio pessimismo diventa come l’antirughe per il contorno occhi dopo i 30 anni: necessario e da uso quotidiano.
L’ironia un po’ cattiva mi salva, mi induce riflessioni, lucidità e distacco. Forse mi ha salvata. Certo è una droga che non da assuefazione.
Anzi può essere molto gratificante, non potrei dire lo stesso della speranza.
E’ una droga di cui dobbiamo fare a meno? Cosa è meglio? Smettere di prenderla o è quella che ci tiene in vita?
Croce o delizia, per rifare il verso alla Traviata di Verdi?
In questo eterno minuetto di sensazioni, storie e parole mi sono posta una domanda, ispiratami leggendo un fantastico commento sul fenomeno del momento, ovvero Facebook.
Qualcuno ( elemento di sesso maschile) ha scritto: “Pensava a una tipa, assai competente, che diceva che si, le donne sanno fingere un orgasmo, ma che gli uomini, in compenso, sanno fingere intere relazioni ...”
Quindi spontaneamente mi sono chiesta: Chi è più bravo a fingere? Uomini o donne.
Sotto la superficie siamo tutti scorticati ed esposti, tutti feriti e disillusi.
Ma questo dove ci porterà?
C’è ancora un mondo da scoprire?
E la finzione a cosa porta?

Credo che al prossimo aperitivo avrò conoscenze più chiare per cominciare a buttare le basi per un trattato che provi almeno a spiegare alcune nozioni.
Intanto vi giro la domanda.

P.S. Avevo trovato una bellissima foto, ma da un pò Blogspot si rifiuta di caricare le immagini.
Peccato perchè a volte hanno più forza delle parole, sono evocative. Ma sono caparbia e non mollo mai. Ritenterò

lunedì 6 ottobre 2008

La teoria e la pratica

Siamo circondati da regole e infiniti sistemi per evaderle.
Eppure è più forte di noi, come se la società per esistere dovesse trovare dei limiti, un modo per arginare se stessi.
Così è tutto un fiorire di manuali e libretti d’istruzioni, spesso di galatei.
Per stare al mondo nel giusto modo.
Ma ascoltando le voci intorno, mi sono chiesta: “Esiste un galateo delle relazioni?”
Si dovrebbe scrivere.
Con una particolare attenzione al capitolo: Le regole per lasciarsi e soprattutto, per alcune storie, per non riprendersi.
Sono uscita, ho incontrato visi nuovi e conosciuti, ma l’accento si è posato spesso su sguardi tristi, su uomini o donne in cerca di risposte.
Persi tra la teoria e la pratica. Tra lo stupore di quello che stavano vivendo e l’incapacità di poterlo comprendere, tra il presente e il passato.
Nostalgici e malinconici. A volte incazzati e arrabbiati, ma tutti incapaci di capire.

E’ sempre l’eterno dilemma, tra ciò che credi sia giusto e ciò che non lo è.
In teoria sembra che tutto vada bene, ci sono tutte le tessere del puzzle che incastrano, non ne hai persa nemmeno una. Per la prima volta sembra che tu stia finendo la figura disegnata sulla scatola. Non è da te. Non ci sei mai riuscito.
Ma poi qualcosa non funziona, guardi la foto, vedi quello che hai fatto e manca qualcosa.
In teoria è perfetto, in pratica no.
Ti chiedi perché? Non dovresti, ma lo fai sempre, il cervello vola più veloce del tuo bisogno di frenare le parole.
Forse non devi domandare. Ci sono anche delle non risposte nella vita.
Come ci sono i fantasmi e le sensazioni irrazionali.
Come le tante cose che vanno solo accettate, anche se non comprese.

Ma cosa fare quando i fantasmi ritornano, bussano con forza alla tua porta, passano la notte lì, anche quando tu non apri?
Che diritto hanno?
Esiste un modo per chiudere le relazioni, per non riaprirle, per evitare di girare la testa ed essere assaliti dai pensieri?
Si dovrebbero fare studi approfonditi sulla capacità di rimpianto, sul perché spesso gli uomini - più delle donne - siano incapaci di proferire parole e poi un giorno si accorgano di avere sbagliato tutto.
Esiste una data di scadenza nei sentimenti?
Quando si è certi che è ormai tutto da buttare, che puzza come il burro rancido o lo yogurt andato a male?
In teoria con lo yogurt lo sai, puoi aspettare ancora una settimana per mangiarlo, in pratica decidi sul momento.
Credo che poi funzioni così anche per le relazioni, come sempre bisognerebbe affidarsi all’istinto, ma è la ragione quella che temiamo. Forse perché è lei il nostro grillo parlante.

martedì 27 maggio 2008

Perchè il corteggiamento non esiste più?

In un mondo di Peter Pan e Campanellini, giocare sembra essere diventato l’unico modo possibile per affrontarsi. Ci si affronta secondo tattiche utili più ai giochi di ruolo che non ad una volontà di relazione, retta da qualche forma d’affetto.
E’ come una partita di tennis, dove la palla aspetta di essere rimandata da un punto all’altro della rete, ma i giocatori sono dei palleggiatori. Pochi colpi sotto rete, solo interminabili scambi, spesso noiosi. Tutti in attesa di una reazione. Un uomo si
comporta in un determinato modo perché si aspetta una reazione determinata della donna e viceversa. Faccio questo perché tu, di conseguenza, ti comporterai così.
Non c’è alcun divertimento, le donne troppo prese da se stesse, dalle loro scarpe e borse costose, dalla paccottiglia finta che spazia dal silicone alle labbra o alle tette, dalle unghie posticce, alle chiome appiccicate. Gli uomini troppo annoiati, perché corteggiare richiederebbe tempo e impegno.
Forse per entrambi richiede cervello e sembra materiale estinto.
Così ci si muove come dentro una partita infinita, cercando di guadagnare set e game.
Eppure il corteggiamento contiene quegli ingredienti di desiderio, lusinghe, attenzioni e sguardi che lo rende una cosa straordinaria. Sia per chi corteggia che per chi si lascia corteggiare. E’ un atteggiamento antico, fascinoso e pieno di storia.
Perché perdiamo sempre le cose migliori nel nome della globalizzazione?

Foto di fgross

giovedì 22 maggio 2008

il tempo dell'aperitivo

Gli aperitivi sono diventati i nuovi supermercati dell’incontro?
Anche loro brevi, veloci, senza l’intimità di una cena vis a vis.
Sono rapidità e scarto. Come quando da piccoli ci scambiavamo le figurine.
Un bicchiere, cibo dannoso e grasso, qualche piatto fusion o vegetariano. Uguali a tutte le latitudini. Gli stessi professionisti o finti tali, da Canary Wharf a Wall Street, Piazza Borsa, da La Defense ai farraginosi ministeri romani, fino alle zone commerciali di una città di provincia. Li trovi tutti lì schierati. Gli uomini sono qualcuno in giacca e cravatta, altri in look alternativo. Hanno tutti lo stesso sguardo, scrutatore e assente. Le donne sono multiformi, variopinte. Potresti classificarle per età, delusioni e speranze, mai pronte a mollare, potrebbero funzionare meglio degli scaglioni ISTAT.
Difficile capire quale categoria tra i due contendenti è più annoiata.
Forse è la vita ad annoiarli. Oppure quella è la loro fascia della giornata preferita.
Dopo un lavoro che non li soddisfa, dopo ore al computer, davanti a colleghi che ucciderebbero.
Nessuno sembra veramente felice. Ma che vuole dire essere felici? Che vuol dire per loro? Per questa massa che si muove tra tacchi vertiginosi, jeans a pelle e cravatte banali.
Cosa cercano? Non c’è allegria vera nelle loro battute, non c’è brio.
Il vantaggio di chi sta cominciando una ricerca è che ha molte fonti, bibliografie e analizza i fatti. Come un piccolo chimico si pone davanti agli esperimenti e prova a categorizzare. Si può applicare su tutto, anche sulle modalità di relazione del mondo umano.
Per questo mi ostino a frequentare le giungle urbane, i paradisi dei single rampanti. Per proseguire la ricerca, per continuare i test.
Ogni volta cerco con lo sguardo qualcuno, fisso una coppia e osservo le sperimentazioni, approcci uguali, risultati diversi.
Ogni volta vorrei dirigere alcune conversazioni, ma lo studioso deve solo osservare, mantenere un “neutral point of view”.
E’ da lì che parte la ricerca, da là che nascono gli studi antropologici. Per i risultati c’è ancora tempo. Intanto c’è un’unica certezza la specie umana ha in sé moltissimi animali.
Basta solo capire chi è pavone, chi scimmia e chi iena. A occhio l’ultima specie è in ascesa.

Foto patatine di pandora

giovedì 1 maggio 2008

Riti e minuetti

Tutte le città sono uguali, c’è lo stesso rito, ci sono flussi migratori e facce identiche.
Cambiano i nomi dei locali e delle strade, ma in fondo è il mondo a somigliarsi, quindi è normale che le situazioni si ripetano.
Lo scenario è facilmente intuibile. Aperitivo tendente al dopo cena. Uomini in cerca d’avventure, donne apparentemente prede e in realtà spietate cacciatrici. Ci si aggira svogliatamente su percorsi sempre uguali.
Un continuo guardarsi per capire chi c’è, chi è disponibile, chi si può portare chi a casa.
Dialoghi pressoché nulli, le solite cose che si ripetono per noia. Merce in esposizione, come immense macellerie del sesso. Solo tagli di carne.
Ma è realmente quello che vogliamo? Una grande bolla di nulla? E’ questo che ci rende felici alla fine di una giornata lavorativa o meglio di una settimana?
Solo un immenso gioco di finzione, fatto di piccoli minuetti tra i sessi, con poca battaglia. A volte penso anche poco desiderio.
Rapporti veloci, nomi che non si ricordano, usa e getta. Sesso solo sesso.
Eppure sembra che alla fine del gioco nessuno sia contento e tutti aspettino il “to be continued”, la seconda parte.
Nell’attesa che arrivi altro. Rapporti a tre, storie che s’incrociano, li guardo seduta al tavolo, con il mio solito sguardo da rapace, pronta ad afferrare il senso delle parole non dette, i movimenti dei corpi. Alla fine la cosa che più terrorizza tutti e l’unica cosa che ricercano realmente è l’intimità.
Tutti, uomini e donne, cercano solo un posto nel mondo. Un abbraccio a cui tornare, qualcosa che li sollevi dalle fatiche degli aperitivi.
Una sana banale intimità. Ma intanto in mancanza di nulla: let’s go party!
Foto three martinis di Sgt Gooch

mercoledì 9 aprile 2008

La forza del passato

C’è una parola molto usata nei nostri tempi: ex.
Indica qualcosa che è stato, ma che non ha nulla a che vedere con il passato. O perlomeno lo è ma in un modo diverso.
Tra l’ex e il passato, c’è un mare grande come l’oceano. Ex è spesso indice di rabbia, di rancore e vendetta, di un mondo che è andato in frantumi. A volte è ironico e allegro, ma raramente, se lo è, usi il virgolettato.
Il passato invece ha comunque in se un indice di malinconia. E quella a volte è inevitabilmente attraversata dalla poesia.
Comodamente rilassate su un divano, con in mano un bicchiere di vino, tra amiche abbiamo, ancora una volta, sviscerato pezzi di vita.
Parlando di ex e di passato.
Cominciando semplicemente da un brindisi all’amore, qualunque forma possa avere, sentimentale, d’amicizia, di affetti vari.
Le parole ci hanno attraversato come un fiume in piena, seduta con occhi attenti, ascoltavo e riflettevo.
Ero presente e distante, osservavo come in una sola stanza ci fossero tre esseri umani rinate, come arabe fenici. Sconfitte e doloranti ma che non hanno mai smesso di sorridere. E questo ci ha permesso di ricominciare.
Ammaccate, forse, ma più forti, incredibilmente più forti.
Pronte a tagliare i rami secchi, ad imparare come pretendere il meglio da se, a lottare per chi si ama, madri coraggio e inventrici di complicate trame relazionali.
A chi ha trovato strade diverse, fuori dalle comuni autostrade, fatte di fatica, di equilibri conquistati, di nuove regole da dettare, di principi dove l’amore deve essere l’unica linea guida.
Donne che hanno dato senso ai giorni, alle ore, al dolore, alla gioia.
Che parlano di uomini, con ironia, con disillusione, ma con la forza dell’accettazione del presente e con uno sguardo verso un passato mai velato dal rancore.
Ex, due lettere fredde che non racconteranno mai le sfumature di quei giorni andati.
Abusate e inutili, che racchiudono in una fredda formula anni di vita in comune.
Perché dire “ è una parte del mio passato” implica molto di più.
Significa qualcosa che non perderai mai, che è in te e lo rimarrà per sempre.
Le donne voteranno sempre per la forza del passato, amano le parole.
Per una volta qualcosa che è di moda e molto usato decisamente non si declina al femminile.
La domanda con cui mi sono svegliata è: “Quanti sono gli ex e quanti gli amori passati?”
Negli occhi ho rivisto flashback di tovaglie a scacchi, di sabbia lavica, di profumo di mare, di giri notturni in vespa, di chitarre e canzoni, di notti infinite, di perché da ricercare, di occhi uguali e di tempi sbagliati. E sorridendo mi accorgo che le risposte sono scritte dentro al cuore. Gli amori passati sono quelli che non muoiono, sono quelli di cui ogni tanto vai a rintracciare lo sguardo. Perché tu in quello sguardo trovi ancora te stessa e un’immagine che ancora ti piace.
Con gli ex non succede. Quasi mai.

Foto I remember when di FotoRita

lunedì 7 aprile 2008

Il fuoco del drago


Dove finisce il confine tra l’ironia e la maleducazione?
Perché alcuni uomini sono così presuntuosi e pieni di sé? Cosa gli fa credere che stiamo aspettando solo loro?
Bisogna metterli a posto, ogni tanto.
Io li giustifico sempre, trovo che abbiano le loro debolezze, provo a capirle e non penso che siano tutti bastardi.
Una delle mie frasi preferite è: “ Gli uomini sono come i film, prima di giudicarli devi andare a vederli”. Perché quello che io giudico noioso può essere affascinante per un’altra. E’ chimica o assoluto mistero. Certo qualcuno è oggettivamente da evitare. Forse qualcuno, ma nemmeno noi siamo meglio.
Siamo tutti profondamente imperfetti.
Però ogni tanto sbotto, perché in genere dovrebbe funzionare che prima di chiedere: “Ti va di scopare?” Almeno abbiano il buon gusto di dire: “ Come ti chiami?”.
Non pretendo che il nome se lo ricordino dopo, ma almeno chiederlo prima.
Forse io non faccio nemmeno testo, visto che una delle mie manie è di lasciare un segno nella vita degli altri, quindi alla fine il mio nome se lo ricordano. Perché in genere, duro più di una notte, ci divento amica prima e dopo. Tranne eccezioni, quelle solite che confermano le regole.
Però quelli convinti che possano avere tutto, che loro “fanno un lavoro per cui sono conosciuti”, che “ sai se vieni con me ti faccio scoprire il paradiso” li trovo patetici.
Privi di fantasia, una delle cose che odio. Scontati, pieni di luoghi comuni, incapaci di tenermi testa, di combattere quel minimo di battaglia tra i sessi.
Ma la colpa è nostra, o meglio è anche nostra, ovvero di alcune donne. Di quelle che ci cascano, che lo sono o ci fanno.
Così che motivo hanno di ricordarsi un nome, di prestare attenzione alle parole, quando tanto alla scollatura possono arrivarci anche senza tutti i preamboli.
Giusto, sacrosanto, ognuno fa quello che vuole, però volete mettere la soddisfazione, profonda e infinita, dopo vari sms stupidi di terminare la discussione semplicemente con “ Farti una doccia fredda?”
Quattro parole, nulla di più, ma dietro tutta la libertà di dire, impara che non siamo tutti uguali e che preferisco una serata a casa, in compagnia di un ottimo libro, alla fatica di una stupida conversazione. Il drago che è in me, ha sputato fuoco.
I BB, ovvero Brutti Bastardi ogni tanto hanno bisogno di qualcuno che gli insegni piccole lezioni. Magari non ne coglieranno appieno il senso, però sono certa che il mio nome lo ricorderà. Chissà perché mi viene in mente il titolo di un libro “ I no che aiutano a crescere”.

Foto Pink Spinaci di Seiciis

giovedì 3 aprile 2008

Precarietà sentimentale



Teresa, Beatrice, Enrica e Allegra
Un aperitivo in centro, la solita folla, le solite facce.
Non sono amiche tra loro, ma a coppie. Allegra e Teresa, Enrica e Beatrice.
Il legame è Teresa, che conosce tutte da tanti anni.
Età diversa, speranze e delusioni uguali. Le donne hanno una straordinaria capacità, riescono a raccontarsi, senza pudore e senza vergogna. Tra un bicchiere di vino rosso e una risata trovano il filo dei sentimenti, delle paure, delle confessioni, della compassione, di un riconoscersi, di un leggere tra le ferite e le gioie.
Come se ascoltandosi potessero trarre insegnamenti, perché quello di cui parlano è già successo. Le altre non ti guardano come un marziano, ma anzi ti supportano, ti ripetono le loro esperienze. Chi ha più anni racconta le sue storie, chi ha più esperienze incasella numeri. Il piccolo tesoro di sofferenza appartiene a tutte. La più giovane ha appena commesso il suo primo grande errore e adesso non può tornare indietro.
Le altre le ripetono che ne commetterà ancora. Sex and the City e le vicende della serie amata e conosciuta è spesso citata. Non sarà New York, qui il rischio è che ci si rincontri, che visi e uomini siano uguali, che le voci corrano più veloci, che l’anonimato non sia garantito. Ma le sensazioni e le ricerche sono identiche, non importa quanti milioni di abitanti in meno abbia una città.
Si può ancora ridere, di se stesse, degli uomini, delle altre donne. Delle proprie ferite.
Ognuna ha le sue, nelle conversazioni emergono sempre:Perché le donne non si nascondono, le parole sono come carezze consolatorie. L’altra sera sedute al tavolo di un locale, quattro storie diverse si incrociavano e si confrontavano. Tutte ricercavano qualcosa di semplice. L’argomento era sempre lo stesso. Non gli uomini, ma l’amore.
E per alcune di noi, amore e ferite andavano a braccetto.

Poco tempo fa ho scritto che per superare le ferite ci vuole coraggio e tempo. Forse un modo per esorcizzare la verità: le ferite del cuore non si rimarginano mai.
Un’altra amica saggia, me lo ha ricordato, scrivendo: “Le ferite del cuore non si rimarginano mai! Le mie non si sono mai rimarginate. Le ho curate, le ho ignorate, le ignoro tutti i giorni, ma sono tutte lì. e forse è meglio così!
E’ meglio avercele le ferite nel cuore. Vuol dire avere amato moltissimo e allo stesso tempo vuol dire essere consapevoli di cos'è l'amore. di quanto sia tremendamente bello e proprio per questo tremendamente pericoloso.
Io ho solo capito che non è MAI per sempre!!! e questo che mi rende cinica?
Io credo nell'amore ma so ormai che non è per sempre.”

Da tutto questo la mia ironia sintetizza il tutto in: “Una volta esisteva l’amor sacro e l’amore profano, oggi solo l’amore precario.”



Equilibrio foto di Smile of Candy Floss

mercoledì 2 aprile 2008

Comunicazione impazzita







A volte lavoro, isolata dal mondo, ma questo lancia sassolini alla mia finestra.
Mi manda spunti per queste pagine.
Dove stanno andando i rapporti tra uomini e donne?
Chi tiene le fila delle relazioni? Cosa si vuole da questa? Quando inizia e come?
Sembrerebbe una domanda banale, ma oggi non lo è.
Una volta due persone s’incontravano, avevano brevi o lunghi corteggiamenti e poi tutto era definito. Durante l’adolescenza si diceva: Mettersi insieme.
Oggi l’incontro è uguale, i corteggiamenti scarseggiano, la concorrenza è spietata, di donne sole e disponibili ne trovi a bizzeffe. Di uomini per una notte quanti ne vuoi, di conversazioni e intelligenza meno.
Però magari potrebbero starci anche quelle.
Il concetto è differente. Non funziona più come una volta.
Forse il perché è semplice, abbiamo vissuto di più, siamo più spaventati e feriti, non siamo più pagine bianche da scrivere. I segni sono rimasti, qualcuno a calcato forte sulla carta.
Negli anni 2000 tutto è labile. Per cui la paura e l’indefinito regna.
Le donne che danno per scontato cose che non esistono, gli uomini che fuggono.
In altri casi sono le donne a fuggire e gli uomini a pressare.
Muri altissimi costruiti per difendersi, da tutto o da nulla.
Le parole non vengono usate. Oppure interpretate male.
Sembra che abbiamo perso la direzione.
Cautela e distacco sembrano l’unica via.
Sono quasi sempre d’accordo su questa via, anche se gli uomini la girano troppo a loro comodo.
Però oggi il sassolino mi ricorda anche che le donne possono essere folli. Partono in quarta, danno tutto per scontato e non riflettono.
Errore gravissimo, agli uomini non resta che scappare e correre veloci come gazzelle.
E se provassimo a scoprirci di più? A essere sinceri, a dire semplicemente la verità.
Abbiamo a disposizione una vasta scelta di mezzi tecnologici, cellulari, mail, Skype, Messenger, ma non riusciamo più a comunicare.
Anche le cose più banali, come una sana incertezza, un labile filo che rende tutto indefinito. Magari ci si può leggere dentro della poesia, come la nebbia nella brughiera.