martedì 10 maggio 2011

Seduta ad aspettare

Ogni tanto bisogna apprezzare il valore dell'attesa, serve a pensare, a riascoltare i nostri veri desideri.

Foto di Eleonora Costa

venerdì 8 aprile 2011

Ho imparato

Ho imparato molte cose in questi ultimi anni.

Ho imparato da ogni singolo giorno, ogni minuto e ora.

Ho imparato che mi piace la mia vita imperfetta, confusa, disordinata e organizzata insieme, solitaria e piena di voci.

Ho imparato che anch’io stessa posso essere un progetto in cui credere.

Ho imparato che non sono banale e che se alcuni uomini speciali sono legati a me, non e’ perche’ sono comoda e non chiedo, ma solo perche’ c’e’ un legame.

Ho imparato che non tutti i legami hanno nomi e caselle in cui schedarli, che quello che credevo giusto, forse non e’ sempre giusto per me.

Ho imparato che la bellezza puo’ abbagliare ma saranno sempre cuore, cervello e verita’ a vincere.

Ho imparato a non mollare, a trovare in me le risposte, le domande e i dubbi.

Ho imparato che ho affetti piu’ solidi di quanto avrei mai pensato e ho scoperto che certe cose e’ meglio tenerle per me.

Ho imparato che a volte parlare da soli e’ terapeutico, il suono della propria voce, dei silenzi, dei percorsi e dei labirinti personali e’ l’unico modo per non perdersi piu’.

Ho imparato a reinventare i sogni, a capire che alcuni desideri mutano e che la pace posso solo sentirla grazie ad una serenita’ e consapevolezza che ho conquistato con fatica, sudore e mille e mille lacrime.

Ho imparato a sorridere solo quando ne ho voglia, a piangere e scegliere di rifugiarmi nella mia casa, tra i miei libri, nei posti che amo in ogni momento, sia in quelli brutti che in quelli belli.

Ho imparato che non mi fa piu’ paura l’abbandono e la solitudine.

Ho imparato ad apprezzare oggi.

Ho imparato a convivere con la malinconia e la nostalgia e a farle diventare uno stimolo. Ho imparato a desiderare ancora e a credere.

Ho imparato che un ricordo e’ sempre qualcosa che hai, non che hai perduto.

Ho imparato a trovare risposte diverse e ad inventarmi domande nuove e bizzarre.

Ho imparato che quando credo in me, quando non vacillo sulle mie insicurezze tutto trova una nuova luce e anche le soluzioni diventano piu’ facili.

Ho imparato ad aspettare, a non aspettarsi e a non giudicare.

Ho imparato a combattere le mie battaglie e a non ostinarsi, solo a prendere il meglio.

Ho imparato che anche le cartoline e le relazioni a cui non riesco dare un nome possono essere appaganti, gratificanti e farmi sentire amata.

Ho imparato che l’amore che ho inseguito per tutta la vita, ha infinite forme, che ho trascorso meta’ della mia vita in ideali romantici irraggiungibili per arrivare oggi a distanze che riescono magicamente ad annullarsi in un solo istante. Basta solo che quell’istante ci trovi insieme.

Ho imparato che coincidenze, casualita’ e incontri sono occasioni se solo sai ascoltarle e se tutto segue la logica dell’etica, mai dello scontato e troppo usato opportunismo.

Ho imparato che un grande dolore puo’ essere la migliore opportunita’ di scoprire la propria consapevolezza.

Ho imparato a capire chi sono, cosa voglio, l’effetto che faccio agli altri, quello che riesco a dare, a trasmettere, ad essere , senza finzione, solo come sono.

Ho imparato che non posso piacere a tutti e che non mi piacciono tutti.

Ho imparato a convivere con le mie maree, devastanti e -a loro modo- utili.

Ho imparato a difendermi dall’invidia e dalla competitivita’, anche se faccio fatica a comprenderle.

Ho imparato a distinguere, a scandagliare, analizzare ma poi a seguire il mio istinto.

Ho imparato che nulla e’ sbagliato se pensiamo sia quello che sia giusto fare.

Ho imparato che non voglio avere rimpianti, che non voglio pentirmi di non aver fatto o detto.

Ho imparato che non si vive per ieri, ne’ per domani, si vive oggi. Solo oggi.

Ho imparato a non dare mai tutto per scontato, i cambiamenti sono pane quotidiano, possono essere travolgenti, repentini e immediati, possono sembrarmi tragici e poi scoprire che in qualche modo si puo’ affrontare tutto.

Ho imparato a bastare a me stessa.

Ho imparato a imparare e dimenticare, a trovare sempre nuovi insegnamenti .

Ho imparato a provare solo ad essere me stessa.

giovedì 17 marzo 2011

Dieci motivi per cui vale la pena vivere

Ispirandomi a Saviano

L'amore per la scrittura
Leggere
L'odore del mare
Il vento tra i capelli e il sale sulla pelle
Gli spaghetti con i ricci
Cantare
Emozionarsi ancora e sempre
Non smettere mai di sognare
Viaggiare con il corpo e la mente
Le relazioni e le affinita' elettive

martedì 1 febbraio 2011

Carne e sogni

Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.... ma allora, sarà quell'essenza di carne a fare danni oppure siamo fatti di carne ed e’ l’essenza di sogni che ci corrompe fino all’osso…Anatomia incomparabile


lunedì 17 gennaio 2011

Intuizioni e comprensioni


"Avevo compreso che la scrittura rappresentava la mia sola e unica possibilità di creare qualcosa, di risalire dal pozzo delle tenebre, realizzare il sogno, e riposare al sole.
Io mi rialzo ad ogni sconfitta schiacciante nella misura in cui il corpo accetta di obbedire alla mia volontà".
Edward Bunker "Educazione di una canaglia"


Foto: Ho perso le parole di Kikka Superstar

lunedì 3 gennaio 2011

Molti intorno ma nessuno troppo vicino

Chi siamo e chi ci definisce?
Il nostro ruolo in società? Il successo? Un amore? La nostra consapevolezza?
Inizio anno, nuovi propositi e le solite inevitabile domande.
Le care vecchie regole, forse è ora di mandarle in pensione, ma a volte ci sono riti ai quali sono abituata, come un comodo maglione sformato che ha preso la forma del mio corpo e con cui mi sento sempre bene.
Così ho deciso che non occorre cambiare tutto, si può anche mantenere e trasformare.
Qualcuno recentemente mi ha scritto: “Fare i conti con se stessi è l'attività più complessa e, spesso, dolorosa che conosca. E tu non te la risparmi. Mai.”
Vedersi con gli occhi degli altri è raro e può essere una piacevole scoperta.

In questi giorni ho avuto un motto: “Molti intorno ma nessuno troppo vicino”.

Seduta sulla riva, immobile, senza volere agire, scoprendo in se una pazienza che pensavo sconosciuta e invece trovarne riserve quasi inesauribili e capire che tutto si trasforma e anche noi dobbiamo imparare, fare i conti con il carattere e con gli eventi.

In queste sere silenziose e solitarie tanti visi mi sono passati davanti, immaginari dialoghi, ricordi della memoria e pezzi di testi mai scritti che avrei voluto recitare.Dizioni imperfette e interpretazioni magistrali, le cose perdute e le cose che restano. Al di là di me: io resto.

Immobile e sperduta alcuni giorni, fiera e coraggiosa altri. Incerta, piena di cose che vorrei e di dubbi. Incapace di muovermi sul delicato terreno delle relazioni.

Sono irrequieta. Lo sono sempre stata. Accettarlo e non combattere sempre è già un passo. E l'irrequietezza non è gestibile, va da sola come se lo decidesse lei, come se non mi appartenesse, come se non fosse la mia.E' autonoma. Si autogestisce. Come un collettivo anni Settanta. Così quando mi accorgo di non perdere la capacità d'ironia, vuol dire che posso ancora salvarmi da me stessa, perché prendersi in giro è l'unico modo per rendere la vita meno dolorosa. Tanto ci pensa lei a rimetterti in riga ogni tanto. E poi un titolo di un libro di Bruce Chatwin è proprio Anatomia dell’irrequietezza. Sulla quarta di copertina c’è scritto: “L’irrequieto che amava pensare camminando”.

Quando metto un passo dopo l’altro i pensieri prendono forma e le passeggiate solitarie e non sono piccoli momenti di trascurabile felicità.