Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.... ma allora, sarà quell'essenza di carne a fare danni oppure siamo fatti di carne ed e’ l’essenza di sogni che ci corrompe fino all’osso…Anatomia incomparabile

Chi siamo e chi ci definisce?In questi giorni ho avuto un motto: “Molti intorno ma nessuno troppo vicino”.
Seduta sulla riva, immobile, senza volere agire, scoprendo in se una pazienza che pensavo sconosciuta e invece trovarne riserve quasi inesauribili e capire che tutto si trasforma e anche noi dobbiamo imparare, fare i conti con il carattere e con gli eventi.
In queste sere silenziose e solitarie tanti visi mi sono passati davanti, immaginari dialoghi, ricordi della memoria e pezzi di testi mai scritti che avrei voluto recitare.Dizioni imperfette e interpretazioni magistrali, le cose perdute e le cose che restano. Al di là di me: io resto.
Immobile e sperduta alcuni giorni, fiera e coraggiosa altri. Incerta, piena di cose che vorrei e di dubbi. Incapace di muovermi sul delicato terreno delle relazioni.
Sono irrequieta. Lo sono sempre stata. Accettarlo e non combattere sempre è già un passo. E l'irrequietezza non è gestibile, va da sola come se lo decidesse lei, come se non mi appartenesse, come se non fosse la mia.E' autonoma. Si autogestisce. Come un collettivo anni Settanta. Così quando mi accorgo di non perdere la capacità d'ironia, vuol dire che posso ancora salvarmi da me stessa, perché prendersi in giro è l'unico modo per rendere la vita meno dolorosa. Tanto ci pensa lei a rimetterti in riga ogni tanto. E poi un titolo di un libro di Bruce Chatwin è proprio Anatomia dell’irrequietezza. Sulla quarta di copertina c’è scritto: “L’irrequieto che amava pensare camminando”.
Quando metto un passo dopo l’altro i pensieri prendono forma e le passeggiate solitarie e non sono piccoli momenti di trascurabile felicità.
…Per terra, accanto ai piedi di Ben e della mamma, camminava una lunga fila di formiche. Forse mille. Si somigliavano moltissimo, mille formiche identiche. Ma quando Ben le guardò da vicino vide che una camminava veloce e un’altra piano. Una si sforzava di trascinare una foglia grande e un’altra trasportava soltanto un chicco di grano. E ce n’era una, piccolina, che correva avanti e indietro a lato della fila. Ben pensò che forse quella formichina aveva perso i genitori e li stava cercando.